Descrizione
La monografia sul pittore Paolo de Majo (1703-1784) si inserisce in quel tentativo di recupero delle numerose personalità formatesi nell’ambito dell’Accademia di Francesco Solimena e pertanto aperte alla comprensione delle più stimolanti proposte innovative, maturate a Napoli e nell’ambiente romano. Partendo dalla formazione giovanile del pittore l’autore è venuto precisando le diverse scelte culturali operate progressivamente, ora sulla scia del razionalismo arcadico-demuriano, ora dalle formulazioni neoclassiche, fino ad individuarne il finale inserimento nell’orbita vanvitelliana, quale culmine di un percorso di matrice segnatamente classicistica. La ricerca, condotta sempre con rigore scientifico ed ampiezza di confronti, non si è limitata alla ricostruzione storico-artistica dell’attività del pittore, ma ha affrontato anche il problema del rapporto tra la produzione pittorica del de Majo e l’operazione di aggancio della pietà popolare, promossa dall’arcivescovo Spinelli ed organizzata dal padre redentorista Alfonso de’ Liguori nel segno di una ripresa della devozione mariana, sostenuta in netta polemica con gli scritti del Muratori. Quest’ultima indagine, che si è avvalsa anche di un attento esame di documenti storici e letterari, “riesce davvero illuminante” e, come scrive il Bologna nell’Introduzione, “ne emerge per la prima volta l’esitenza a Napoli di una eleborazione figurativa al servizio della politica anti-illuministica delle gerarchie religiose del momento, con tutte le implicazioni anche magico-rituali che essa favorì per facilitarsi l’accesso alle masse popolari e adeguarle ai suoi intenti”.














