Descrizione
Nell’età di Ariosto si assiste a uno straordinario sviluppo delle arti e alla contemporanea nascita del teatro moderno, di cui il poeta è tra i primi artefici. Questi due mondi lasciano un’impronta profonda sull’Orlando furioso, che già nel 1535 Ludovico Dolce elogiava per la sua capacità di far «vedere manifestamente» ciò che narra. Una visività alimentata dal contatto diretto di Ariosto con le arti figurative del suo tempo: dalla grande impresa di palazzo Schifanoia alle opere di Mantegna e Dosso Dossi, fino a Raffaello, Leonardo, Tiziano e Michelangelo. È in questo contesto che si forma il suo sguardo e la costruzione della «gran tela» del poema, la cui figuratività ne ha alimentato la fortuna iconografica stimolando edizioni illustrate di notevole qualità. La stessa capacità visiva conferisce ai personaggi dell’opera movenze teatrali, specchio della vocazione di Ariosto non solo come autore ma anche come regista. Dame e cavalieri si offrono così a molteplici trasposizioni drammaturgiche e, soprattutto, musicali, tra Sei e Settecento: dall’Alcina di Händel all’allestimento di Luca Ronconi. Il volume ricostruisce questo intreccio fra parola, immagine e scena, indagando le potenzialità teatrali e figurative del poema e la loro fortuna nei secoli.














