Descrizione
Carta straccia, limature di metallo, cera persa, residui di lavorazione di cardatura e tintura, rifiuti edili… In che modo questi scarti dell’arte e dell’industria, apparentemente senza valore, hanno evitato le fiamme del focolare o il colpo di scopa del garzone di bottega per accendere invece l’ingegno, generare nuove forme, e dare impulso a ulteriori atti di creazione? Guardando oltre alle categorie ben indagate di spoliazione e reimpiego, Wastework mette in primo piano lo scarto come espressione materiale di pratiche di ordinamento e classificazione di chi decide di volta in volta tra raccolta e smaltimento, desiderato e indesiderato, salvezza e perdita. Si seguono qui i destini di stracci sporchi e foglie di indaco in decomposizione, si sbirciano i macchinari teatrali dietro il sipario, ci si avventura nella fonderia del fabbro, nel laboratorio del chimico e nelle gallerie dei minatori. Grazie alle ricerche di storici dell’arte, dell’architettura, della scienza e dell’ambiente, questo volume esamina gli atti di smaltimento e di riuso, e le conseguenze che questi comportano per lo studio della cultura materiale della prima età moderna. Attingendo al campo dei Discard Studies e dell’ecomaterialismo, questi saggi mettono alla prova l’utilità di temi contemporanei – sostenibilità, riciclo, zero-waste, ciclo di vita del prodotto, flussi metabolici – e propongono nuove categorie con cui re-immaginare il passato che abbiamo scartato.














